Perché scrivo
Cara pagina…
per cominciare questo diario, credo di doverti affidare la domanda che vive sotto tutte le mie storie: perché scrivo?
Scrivo perché sono curiosa. Perché ci sono domande che continuano ad accompagnarmi anche dopo aver chiuso un libro, terminato una ricerca o posato la testa sul cuscino. Domande sull’amore, sulla memoria, su ciò che ci lega gli uni agli altri. Su quei luoghi e quegli incontri che ci toccano profondamente, lasciandoci una familiarità difficile da spiegare.
Scrivo per avvicinarmi a queste sensazioni. Per ascoltarle con pazienza e scoprire dove possono condurmi.
A volte tutto comincia da qualcosa di piccolo: un’immagine, una frase, un’intuizione ancora fragile. La lascio riposare, ma lei ritorna. Poco alla volta trova una voce, un volto, un paesaggio. E quando diventa una storia, mi accorgo che dentro ci sono anche le mie domande, le cose in cui credo e quelle che sto ancora cercando di comprendere.
È questo che amo della scrittura: mentre costruisco un mondo, imparo qualcosa di me.
La fantasia si intreccia alla mia passione per la ricerca e lo studio. Mi piace seguire le tracce del passato, avvicinarmi ai miti, alle leggende, ai misteri delle civiltà dimenticate. Da questa curiosità prende forma anche Polimeria, con il suo richiamo alla memoria, alla natura e a un’armonia che sento preziosa.
In Dalle ceneri del tempo ho affidato ai personaggi domande che mi stanno a cuore. Quanto possono trasformarci le nostre scelte? Che cosa rimane dei legami che abbiamo vissuto? Come si trova la forza di ricominciare dopo una ferita?
Mentre scrivo, sento intensamente le loro emozioni. Mi avvicino alle loro paure, alle speranze, alle esitazioni. Desidero che siano autentici, anche quando attraversano luoghi impossibili, che chi legge possa riconoscere qualcosa di sé in un gesto, in un dubbio, in una fragilità.
Poi c’è Cappeluna. Con Wilson, Penny e i loro amici, la mia voce diventa più lieve, ma custodisce sentimenti altrettanto profondi. Vorrei far sorridere, accendere l’immaginazione, accompagnare i bambini nella scoperta del mondo e delle proprie emozioni.
Mi sta a cuore raccontare un’amicizia in cui ciascuno possa sentirsi accolto, un coraggio che sappia anche chiedere aiuto, una gentilezza fatta di gesti piccoli, capaci di cambiare la giornata di qualcuno. Vorrei che la natura fosse una presenza viva: qualcosa da osservare, rispettare e ascoltare.
E mi piace pensare che, leggendo insieme a un bambino, anche un adulto possa ritrovare un poco di quella meraviglia.
Forse il desiderio che unisce tutti i miei libri è proprio questo, lasciare qualcosa che continui a vivere dopo l’ultima pagina. Una domanda da portare con sé, un sorriso, il desiderio di guardare con più attenzione chi ci sta accanto, la sensazione di essere compresi, anche soltanto per un istante.
Quando una storia riesce a farci sentire meno soli, accade qualcosa che mi commuove. Le parole, nate nella solitudine di chi scrive, trovano posto nella vita di qualcun altro. È lì che vorrei arrivare!
Scrivo per la gioia di immaginare e per il bisogno di capire. Scrivo perché amo le parole e la possibilità che hanno di custodire ciò che altrimenti potrebbe sbiadire nel tempo. E scrivo perché spero che, tra i miei mondi e il tuo, possa nascere un incontro!
Grazie per aver condiviso con me un frammento di questo viaggio.
Alla prossima pagina.
Tinuviel Greenwood