Cara pagina…
crescendo, ho portato con me molte domande. Alcune sono cambiate insieme a me; altre ritornano quando osservo un paesaggio, leggo qualcosa che mi incuriosisce o ripenso alle persone e ai momenti che hanno lasciato una traccia nella mia vita.
Qui desidero raccogliere quelle domande, ma anche le emozioni e i ricordi che le accompagnano. Ci sono cose che provo a comprendere e cose che desidero semplicemente custodire. A volte si incontrano: un ricordo mi fa guardare il presente con occhi diversi, un’emozione mi invita a fermarmi, una domanda diventa il primo passo verso una storia.
Quello che continuo a chiedermi
Perché il mondo è fatto così?
Mi incuriosisce ciò che vedo, ma anche ciò che resta nascosto dietro le cose. Come si è formato il mondo che abitiamo? Perché la vita assume tante forme? Quanto di ciò che diamo per scontato abbiamo davvero osservato?
Sono domande che mi spingono a leggere, cercare e ascoltare. E quando provo a immaginare un mondo diverso, mi accorgo che sto interrogando anche il nostro: le sue abitudini, le sue possibilità, il modo in cui scegliamo di viverci.
Come possiamo abitare la natura?
Mi chiedo come possiamo interagire con la natura con più attenzione. Che cosa cambia quando smettiamo di attraversare un luogo distrattamente e cominciamo a riconoscere la vita che lo abita? Come possiamo prenderci cura di ciò che ci accoglie?
Nei boschi, accanto agli animali e nel ritmo delle stagioni, ritrovo spesso il desiderio di ascoltare prima di intervenire. Questa domanda accompagna anche le mie storie: quale rapporto vogliamo costruire con il mondo di cui facciamo parte?
Che posto abbiamo nel cosmo?
Quando penso alla Luna, ai pianeti e allo spazio, sento aprirsi uno sguardo più grande. Mi domando che cosa ci sia oltre ciò che riusciamo a vedere e quanto ancora possiamo scoprire. Come nasce quel senso di meraviglia che ci fa alzare gli occhi anche dopo una giornata piena di cose ordinarie?
Mi piace lasciare spazio a questa curiosità. Il cielo mi ricorda che una domanda può accompagnarci a lungo, e continuare a essere preziosa mentre impariamo qualcosa di nuovo.
Che cosa significa essere umani?
Mi interrogo sulla nostra natura: il corpo, la coscienza, le emozioni, il bisogno di trovare un senso. Le letture scientifiche sull’evoluzione, a partire da Darwin, alimentano la mia curiosità per l’origine e le trasformazioni della vita. Le tradizioni religiose e le riflessioni filosofiche mi portano altre domande, sul significato dell’esistenza e sul modo in cui scegliamo di vivere.
Mi interessa comprendere che cosa ciascuna prospettiva cerchi di spiegare. E poi torno alle persone: alla capacità di amare, alle paure, alla compassione, alle scelte che possono cambiarci. Che cosa ci avvicina gli uni agli altri? Come impariamo a riconoscere la fragilità di chi ci sta accanto?
Quello che il mondo mi fa sentire
Crescere vicino alla natura
Ripensando ai prati, ai boschi e agli inverni della mia infanzia, ritrovo l’emozione di sentirmi parte di un paesaggio. C’erano cose che allora vivevo con naturalezza e che oggi riconosco come preziose: lo spazio per correre, il mutare delle stagioni, la possibilità di meravigliarsi per qualcosa di piccolo.
Quella sensibilità continua ad accompagnarmi. A volte basta un colore, un profumo o una luce particolare perché qualcosa dentro di me si faccia più quieto e attento.
La vicinanza degli animali
Il contatto con gli animali mi emoziona per la fiducia che può nascere anche senza parole. Mi invita a osservare i gesti, a rispettare i tempi, ad accorgermi di una presenza che ha bisogni e un modo proprio di stare al mondo.
Da questa vicinanza nasce anche il desiderio di raccontare legami gentili: amicizie nelle quali ciascuno possa essere accolto, ascoltato e aiutato. A Cappeluna questo sentimento trova spesso la sua voce più lieve.
Scoprire il mondo attraverso i viaggi
Viaggiare mi permette di incontrare paesaggi, persone e modi di vivere diversi. Mi emoziona accorgermi che un luogo può cambiare il mio sguardo, anche attraverso una cosa semplice: una strada, un suono, una luce che non conoscevo.
Ci sono terre che restano dentro anche quando il viaggio finisce. L’Irlanda, in particolare, mi ha lasciato quella sensazione profonda di appartenenza che continuo a portare con me. E ogni incontro con il mondo aggiunge una sfumatura al mio modo di immaginare.
Le piccole cose che restano
Il tempo con i nonni
Tra i ricordi che custodisco ci sono i momenti trascorsi con i nonni e le festività tutti insieme. Amo ripensare alle giornate in loro compagnia, anche alle cose più consuete: guardare insieme la televisione, parlare di qualcosa, chiacchierare con la nonna. Momenti semplici, nei quali stare vicini bastava a dare un senso alla giornata.
Ricordo il nonno che mi insegnava i passi del lento, le partite a carte, le passeggiate, le uscite per andare a funghi. Mi emoziona ritrovare questi frammenti: una conversazione, un gioco, qualcosa da imparare insieme. Allora li vivevo con la naturalezza dell’infanzia; oggi sento quanto fossero preziosi.
In quei gesti c’era il tempo che ci dedicavamo. C’era la possibilità di essere insieme senza dover fare nulla di straordinario, di imparare osservando, di sentirsi parte della vita dell’altro. Crescendo, mi accorgo che molto di ciò che desidero custodire nasce proprio lì: nell’affetto che accompagnava le cose di ogni giorno.
Forse è anche questo che i nonni mi hanno lasciato: il valore della presenza. E quando cerco di dare calore a una storia, o di raccontare una piccola gentilezza, sento vicino qualcosa di quei momenti condivisi.
Altri ricordi legati all’infanzia
I giochi in piazza, le corse nei prati, il tempo trascorso con i cugini e gli amici d’infanzia: sono frammenti di vita nei quali ritrovo la gioia di stare insieme. Mi piace pensare a quella bambina che scopriva il mondo attraverso le persone che aveva accanto.
Custodisco anche il tempo passato con mio fratello e con i miei genitori. Le giornate condivise, la vicinanza della famiglia, i momenti che allora sembravano consueti e che oggi riconosco come parte delle mie radici. Dentro questi ricordi ritrovo gli affetti con cui sono cresciuta e un senso di appartenenza che continua ad accompagnarmi.
Poi ci sono i viaggi che abbiamo fatto insieme. Mi piace pensare che proprio quelle esperienze abbiano contribuito ad accendere la mia voglia di viaggiare: la curiosità di vedere un luogo diverso, di osservare ciò che non conoscevo, di scoprire quanto il mondo potesse essere grande. Condividevamo un viaggio e, poco alla volta, dentro di me cresceva il desiderio di continuare a esplorare.
Quei ricordi portano con sé un sentimento di vicinanza. Mi ricordano quanto possa contare condividere qualcosa, anche una piccola avventura, e sentirsi parte della giornata di qualcuno. Forse una parte del mio modo di guardare il mondo nasce anche lì: nelle persone con cui ho imparato a conoscerlo e nei luoghi che abbiamo scoperto insieme.
L’arrivo di mia figlia
Non mi ero mai sentita davvero pronta a essere genitore. Mi spaventava il mondo che mia figlia avrebbe potuto trovare crescendo, ciò che avrebbe dovuto affrontare. Mi chiedevo se sarei riuscita a insegnarle qualcosa di utile, a esserle una buona guida, ad accompagnarla anche nelle cose che io stessa non sapevo ancora comprendere.
Da quando è nata, quelle paure sono rimaste. Alcune sono diventate persino più intense, perché l’amore per lei rende ogni preoccupazione più vicina. Ma accanto alla paura ho scoperto una gioia immensa: averla con me, vederla crescere e cambiare ogni giorno, conoscere poco alla volta questa piccola persona. Una gioia che mi aiuta a guardare il futuro con più speranza.
Mi sono accorta che potevo concedermi un poco di serenità, anche senza avere tutte le risposte. So che sbaglierò, pur desiderando fare del mio meglio. Ci saranno momenti difficili, cose che non saprò affrontare subito nel modo giusto. Vorrei riuscire a riconoscere gli errori, a imparare, a trovare insieme a lei il modo di andare avanti.
Spero di costruire un rapporto in cui possiamo parlarci e ascoltarci. Vorrei che sapesse di poter chiedere aiuto, raccontarmi una paura, mostrarmi un dubbio. E vorrei ricordarmi, mentre cresce, di lasciare spazio alla sua voce: accompagnarla significa anche imparare a conoscerla, rispettare ciò che sente e accettare che abbia un modo suo di guardare il mondo.
La mia speranza è riuscire a trasmetterle almeno i valori che sento fondamentali: il rispetto per se stessa, per gli altri e per la natura; la gentilezza, la capacità di collaborare, il coraggio di non arrendersi davanti a una difficoltà. Vorrei che imparasse a riconoscere il proprio valore e a custodirlo, anche quando sarà faticoso, e che sapesse quanto può contare una mano tesa, offerta o accolta.
In questo cammino sento anche la fortuna di aver trovato un compagno con cui condividere i pensieri e la quotidianità. Mi è preziosa la possibilità di raccontarci ciò che sentiamo, di confrontarci sulle domande e di vivere insieme le cose semplici. Accanto all’amore per nostra figlia, custodisco la gratitudine per questa vicinanza: avere qualcuno con cui condividere le preoccupazioni, ma anche la gioia dei piccoli cambiamenti e dei giorni che costruiscono la nostra vita.
Molto di questo desiderio entra nelle fiabe che scrivo. Prendo spunto da ciò che vorrei insegnare a mia figlia e provo a trasformarlo in incontri, piccoli gesti e avventure da condividere con i bambini. Mentre cerco le parole per loro, torno anche alle domande che mi faccio come madre.
Non so come sarà ogni passo del nostro cammino. So che desidero esserci, con amore e attenzione, e continuare a imparare. La gioia di vederla crescere mi dà la speranza di affrontare ciò che verrà nel miglior modo possibile, anche attraverso gli sbagli: ascoltandoci, aiutandoci, crescendo insieme.
Ritrovare ciò che sembrava ordinario
Non tutti i momenti preziosi si riconoscono mentre li viviamo. A volte il loro valore arriva dopo, quando un ricordo riaffiora e ci fa sentire quanto amore ci fosse in una giornata semplice.
Vorrei custodire anche questo: la capacità di dare attenzione al presente, alle persone, alle cose piccole. Perché forse una parte delle pagine che un giorno vorremo ritrovare si sta scrivendo proprio adesso.
Tra domande, emozioni e ricordi, continuo a cercare il mio modo di guardare il mondo. Scrivere mi aiuta a fermarmi e a dare spazio a ciò che sento. Poi, qualche volta, quel pensiero trova una voce nelle mie storie.
Grazie per aver condiviso con me un frammento di questo viaggio.
Alla prossima pagina.
Tinuviel Greenwood