Il vento attraversa la piazza di Cappeluna e solleva un nastro. Wilson lo vede scivolare vicino alla fontana. Penny si accorge che chi lo aveva annodato sta cercando di recuperarlo. Jack, dall’alto, segue la curva che il nastro disegna sopra i tetti.

Più tardi, in questa scena immaginata, Arturo chiede che cosa sia successo. Wilson comincia dal luogo; Penny dalla persona; Jack dal movimento. Per un momento sembra che parlino di tre avvenimenti diversi. Poi ciascuno riconosce un pezzo della storia dell’altro. Il nastro aveva attraversato tutti quegli sguardi, senza fermarsi in uno soltanto.

Ascoltare le tre versioni permette di capire meglio il momento condiviso. Un punto di vista può essere sincero e insieme incompleto. Per questo vale la pena chiedere che cosa abbia visto un altro, quale dettaglio lo abbia colpito, che cosa gli sia sfuggito. Il vento delle fiabe porta una domanda vicina a noi: quanto può diventare più ricca una storia quando lasciamo entrare chi l’ha vissuta da un altro posto?