Immaginiamo un pomeriggio nella piazza di Cappeluna. La luce allunga le ombre sul selciato e Jack scopre che, cambiando posizione, la sua sembra una torre. Gino si mette accanto a lui: la propria diventa un minuscolo ponte. Gli amici cominciano a inventare storie su quelle forme.

Qualcuno vede un esploratore, qualcuno un costruttore, qualcuno una casa piena di libri. Penny nota che basta un passo per cambiare il disegno. Così il gioco continua: le ombre non decidono chi diventeranno i personaggi, ma offrono nuove possibilità da raccontare. Anche chi non trova subito un’idea può ascoltare e aggiungerne una dopo.

Il futuro, nelle fiabe, può essere uno spazio aperto all’immaginazione. Una qualità che oggi sembra piccola potrebbe trovare un giorno un compito inatteso. La pazienza, la curiosità e la capacità di accogliere crescono attraverso le esperienze. Quando la luce cambia, gli amici tornano a casa senza una risposta definitiva, ma con più modi per pensarsi e per guardare gli altri.