Immaginiamo una lettera rimasta incompleta in una stanza di Polimeria. Chi la scriveva aveva cercato a lungo il modo di cominciare. Sul foglio aveva lasciato soltanto un’immagine: una finestra aperta, il rumore dell’acqua, qualcuno atteso lungo una strada. Nessuna data spiegava il momento.

Secoli dopo, un lettore incontra quelle parole. Non sa chi le abbia scritte, ma una frase gli sembra familiare. Le rilegge senza riuscire a decidere se gli ricordino un sogno o qualcosa che ha vissuto davvero. La lettera offre una domanda, e il bisogno di cercare una risposta.

Questo frammento immaginato accompagna uno dei temi della saga: il legame fra ciò che è stato e ciò che continua a muoverci. Una voce può raggiungerci senza raccontare tutto. A volte sono proprio le parole mancanti a lasciare spazio a un incontro, perché chi legge deve scegliere se proseguire il cammino.