Ci sono momenti felici che passano in silenzio: una luce sul tavolo, una pagina letta con calma, il suono di una voce familiare. Possiamo riconoscerli mentre accadono, senza doverli trasformare subito in un racconto da mostrare agli altri.

Scrivere può aiutarci a custodire un dettaglio, se ne sentiamo il desiderio. Bastano poche parole per ricordare che cosa ci ha fatto bene. Altre volte preferiamo lasciare il momento nella memoria, accettando che una parte rimanga difficile da spiegare.

La felicità quieta offre anche una misura personale dell’attenzione. Ci invita a conoscere ciò che sentiamo vicino e a fare spazio alle piccole cose che sostengono la giornata. Condividerle può essere bello; viverle ha già un valore. Una storia, qualche volta, può nascere molto più tardi da ciò che abbiamo semplicemente lasciato esistere.